Il poter usare le tecnologie, ad esempio, per ricostruire arti artificiali a persone che li hanno perduti, o restituire la vista a un non vedente non sono considerate come forzature della natura, ma come progressi utili per l'evoluzione della specie; anzi, di tutte le specie, visto che il transumanesimo sembra prendere molto a cuore le tematiche ambientali e considerarci come parte di una unica biosfera: uomo, animali, piante e, perchè no, anche le macchine potrebbero esistere secondo un equilibrio ben preciso. I progressi dell'uomo non saranno più dannosi per l'ambiente che potrebbe un giorno ritrovare la sua armonia.
Nonostante l'uso massiccio di sperimentazione sugli animali, il movimento transumanista sta cominciando a rivedere le sue posizioni sulla vivisezione: 'Lo sviluppo in Occidente di una coscienza ecoanimalista sempre più marcata sta rendendo la ricerca di una soluzione non più demandabile nel tempo'. Anche se numerosi progressi siano stati raggiunti attraverso la vivisezione, non possiamo dimenticare che, solo perchè privi di parola, gli animali non soffrano a causa del dolore e della paura che provano nei laboratori di sperimentazione. Il transumanesimo è un movimento che mira a far vivere meglio le specie esistenti, non peggiorare le loro condizioni. Ci sono state già compenetrazioni tra il mondo animale e quello delle macchine, li chiamano animat: impianti di parti di animali ancora viventi su delle macchine, o impianti elettronici e meccanici su animali hanno dato risultati scientificamente 'sorprendenti': dai video realizzati con le immagini catturate dagli occhi di un gatto, ai ratti che controllano un braccio robotizzato a distanza, ai chip che apprendono grazie a dei neuroni animali interfacciati opportunamente con i circuiti... altri esperimenti sono stati l'impianto di cellule nervose umane nel cervello di pecore e topi. Il transumanesimo è una disciplina che rende i confini delle specie molto meno distinguibili, e anche meno distinguibile il confine tra animale (incluso l'uomo) e la macchina. Da questo punto di vista forse ci aspetta un futuro alla 'cyberpunk' in cui gli uomini, a seconda delle loro professioni, avranno gli impianti cibernetici adatti alla propria specifica mansione, sia attraverso il potenziamento muscolare, o attraverso il potenziamento della capacità di calcolo grazie a microprocessori interconnessi al nostro cervello.
La cosa sicuramente più sorprendente (e positiva) è l'impianto di protesi artificiali e robotizzate in vivo nell'essere umano. Restituire le piene potenzialità ad un corpo perennemente danneggiato è una delle sfide più importanti e difficili della scienza moderna.
Attraverso l'impianto di speciali elettrodi nelle terminazioni nervose di un uomo è possibile raccogliere l'impulso nervoso e trasformarlo in impulso elettrico. Trasmettendo l'impulso elettrico a determinate giunture meccaniche è possibile comandare i movimenti di una mano artificiale. Le sfide aperte sono molteplici: innanzitutto il nostro organismo è un ambiente molto particolare e gli elettrodi non possono essere impiantati in modo permanente, in quanto rischiano di causare problemi all'organismo stesso, o essere deteriorati a loro volta. La sperimantazione si sta muovendo in questo senso e sta già producendo risultati positivi. Un altro ostacolo è quello di capire a che stimoli nervosi corrisponda un certo movimento: non è possibile stabilire con certezza che terminazione nervosa sia collegata a muovere la prima falange del dito indice, o qualsiasi altra parte del corpo: toccherà al paziente fare delle prove e abituarsi a muovere la mano nel modo desiderato. Fortunatamente il nostro cervello è un organo plastico e tramite questi tentativi rimappa i nostri ricordi dei movimenti volontari, anche se occorrono molta pratica, concentrazione e forza di volontà per ottenere i primi risultati.
Tra le altre applicazioni futuristiche sono la disciplina della crionica (detta anche ibernazione, biostasi o criopreservazione), che permette la conservazione di tessuti viventi per molto tempo a bassissime temperature. La speranza è quella di poter studiare in futuro, con le dovute tecnologie, casi medici che sfuggono alla nostra comprensione attuale. La sfida più grande è quella di poter estendere l'ibernazione crionica anche a tessuti ancora viventi. Questa tecnologia vorrebbe in futuro aiutare le vittime di quelle malattie che ora non si possono curare, risvegliandole quando le cure saranno possibili. Un progetto molto ambizioso!
Grazie a questa ed altre discipline si è coniato un nuovo termine, l'estropia, in contrapposizione con l'entropia, ovvero la misura di disordine dell'universo che è destinata continuamente ad aumentare. I principi estropici, ovviamente, non pretendono di andare contro una principio fisico così vincolante ma, in un certo senso, cercano di eluderlo. L'aumento di entropia in qualsiasi sistema fa si che, nel caso specifico dell'essere umano, le cellule siano ricambiate con sempre meno frequenza e siano sempre meno funzionali: è il naturale processo di invecchiamento di ogni organismo. I futurologi estropici prevedono che in futuro saremo in grado di vivere molto più a lungo con il nostro corpo e, all'occorrenza, saremo in grado di riversare o rimappare la nostra memoria, la nostra coscienza e la nostra conoscienza in un computer. In questo modo continueremo ad esistere come entità virtuali, occupando pochissimo spazio e consumando molta meno energia. Oppure sarà possibile avanzare ulteriormente nel campo della clonazione ed avere corpi 'di ricambio' per la nostra coscienza: quando sarà ora di lasciare il vecchio corpo basterà riversare la nostra memoria in un computer, il quale provvederà a rimappare i circuiti neuronali del notro clone.
L'estropico è convinto che l'essere umano non sia lo stadio finale di un percorso evolutivo, ma un punto di passaggio; grazie alla biotecnologia, all'ingegneria genetica, alle nanotecnologie l'uomo sarà in grado di pilotare 'la propria evoluzione' verso qualcosa di nuovo. Un po' quello che ipotizzava Friedrich Nietzsche con il concetto di Übermensch. Anche se il parallelismo non è perfetto, è comunque evidente.
Quello che emerge da questi scenari è l'avvento a quello che i transumanisti chiamano singolarità tecnologica, ovvero un punto nella storia di qualsiasi civiltà in cui il progresso tecnologico aumenta talmente velocemente da sfuggire alla comprensione della specie stessa. La cibernetica, ovvero la scienza che si occupa del sistema di apprendimento di uomini e macchine, sta lavorando per costruire tecnologie informatiche ed elettroniche in grado di apprendere, di imparare e, probabilmente, di inventare a loro volta, grazie allo studio dei processi cognitivi umani è possibile programmare opportuni algoritmi ed addestrare un computer al medesimo scopo. Le reti neurali sono già una realtà: elaborano dati apparentemente incorrelati per cercare degli eventi ripetibili o prevedibili. La comprensione del fenomeno è affidata alla macchina, all'uomo spetterà raccoglierne ed utilizzarne i frutti. Per ora è molto difficile comprendere le implicazioni e gli sviluppi futuri di queste tecnologie, ecco perchè i transumanisti si sentono vicini al punto di singolarità tecnologica.
Le implicazioni etiche dell'avvento di queste nuove tecnologie si sprecano e, compito ben più arduo di svilupparle, sarà introdurle nella civiltà in maniera coerente. I transumanisti non rinnegano le religioni e l'etica, solo sono convinti che la scienza sia la vera forza trainante dell'umanità. La loro visione etica è comunque molto complessa, articolata ed elastica, pronta ad adattarsi alle esigenze e alle richieste delle persone più sensibili ai più svariati temi.
Personalmente sono molto curioso riguardo allo sviluppo tecnologico di queste discipline; anche se moralmente mi dissocio da alcuni punti del loro pensiero, i transumanisti e gli estropici sono permeati da una filosofia che ricerca la conoscenza e il benessere ed ha intenti molto condivisibili. Magari in un futuro ci ritroveremo in scenari incredibili, ipotizzati solo dai grandi scrittori di fantascienza. Staremo a vedere cosa ci riserva l'umanità.



